Allarme Iran: da Vahid, gay rimpatriato, a Neda, ragazza uccisa a sangue freddo, ecco il paese delle meraviglie di Ahmadinejad

(23/06/2009) Vahid Kian Motlagh, clandestino gay che ora rischia di essere rimpatriato in Iran, è solo l’ultima di una lunga lista di storie di violenza e intolleranza che coinvolgono il Paese di Ahmadinejad.
AGGIORNAMENTO 25 GIUGNO 2009, ore 17.00
Patrick, il compagno di Vahid ha fatto un appello al Presidente della Repubblica Napolitano, affinché il suo compagno riceva asilo politico in Italia, per evitare che l’estradizione lo porti a morte certa.
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Ecco quanto dice:
"Mi chiamo Patrick, sono il compagno di Vahid, il ragazzo gay iraniano che domani (26 giugno) verrà espatriato dalla Francia in Italia (all'Aeroporto di Fiumicino), faccio appello al Presidente della Repubblica Napolitano ed al Ministro degli esteri Frattini di prendere in considerazione una vita umana, quella del mio compagno Vahid, che sarà espulso dalla Francia e portato in Italia, dando diritto d'asilo al mio compagno che è di nazionalità iraniana. In Iran l'omosessualità viene punita con la pena di morte per lapidazione, vi prego di aiutarmi a salvare una vita umana, e di fare un gesto per supportare il suo diritto alla di essere umano di essere felice e vivere con serenità, un diritto riconosciuto dalla maggior parte delle convenzioni internazionali ed in particolare dalla convenzione Europea dei diritti dell'uomo, Grazie per il sostegno".
Nel mentre, il presidente di Arcigay Roma Fabrizio Marrazzo, in merito alla vicenda di Vahid ha dichiarato: "Vahid, il 32enne gay iraniano immigrato clandestino che adesso si trova in Francia, domani sarà rimpatriato in Italia dove rischia l'espulsione verso l'Iran e, una volta tornato nel suo paese, la condanna a morte. Da oggi alla Gay Street di Roma è affisso uno striscione con la scritta 'Vahid Libero' in suo sostegno. Vogliamo sensibilizzare l'opinione pubblica perché il suo caso non venga dimenticato e per fare in modo che presto Vahid possa ritornare a vivere a Roma con il suo compagno Patrick. In queste ore stiamo fornendo il supporto legale alla coppia tramite il nostro avvocato Daniele Stoppello".
Arcigay Roma, grazie al suo presidente, sta cercando in tutti i modi di fornire un sostegno pratico a Vahid, affinché la sua sorte non sia quella già scritta dalle vili leggi iraniane.
“La nostra presenza al Pride nazionale di Genova di sabato 27 giugno, d'intesa con gli organizzatori – dice una nota di Arcigay Roma – sarà occasione per essere vicini a Vahid e a tutto il popolo iraniano che sta lottando per la libertà”.
AGGIORNAMENTO 25 GIUGNO 2009, ore 12.00
Vahid, cittadino gay iraniano scappato dal proprio paese per evitare il carcere e le torture, verrà trasferito dalle carceri francesi in Italia, secondo quanto imposto dalla Convenzione di Dublino del 2007. Ora tocca all'Italia decidere se concedere l'asilo politico come rifugiato a Vahid, o scegliere di rimpatriarlo, destinandolo ad un destino già segnato. Molte forze politiche ed associazioni umanitarie italiane si stanno già coordinando per aiutare Vahid.
LA GAY STREET DI ROMA SI TINGE DI VERDE PER SOSTENERE VAHID, INSIEME AL SUO COMPAGNO
La Gay Street di via di San Giovanni in Laterano a Roma da domani sera alle 22:00 si tinge di verde. A tutti verranno distribuiti 'green ribbon', fiocchi verdi, e verrà affisso un cartello "VAHID LIBERO". Una iniziativa voluta dal compagno di Vahid Patrick che domani sera sarà presente ed organizzata da Arcigay Roma, ArciLesbica Roma, Azione Trans, Fondazione Consoli, Certi Diritti, GayNet ed EveryOne, che scelgono di 'tingersi di verde' "perché - affermano - è il colore degli iraniani che stanno lottando per un paese più libero".
Quanta speranza negli occhi di chi, disperato, accetta di compiere forse il viaggio più importante della vita; paga qualche organizzatore senza scrupoli, e mette piede su quelle che sono le barche della salvezza. O della morte. È il triste destino dei clandestini, disposti a tutto, a perdere l’affetto dei familiari in patria, gli amici, la cultura, pur di trovare uno spiraglio di luce, nascosta tra gli scogli della terra straniera.
Quanta speranza negli occhi di chi, disperato, accetta di compiere forse il viaggio più importante della vita; paga qualche organizzatore senza scrupoli, e mette piede su quelle che sono le barche della salvezza. O della morte. È il triste destino dei clandestini, disposti a tutto, a perdere l’affetto dei familiari in patria, gli amici, la cultura, pur di trovare uno spiraglio di luce, nascosta tra gli scogli della terra straniera.
Vahid racconta di essere diventato a pieno consapevole della sua omosessualità quando aveva 23 anni, un giorno, nei pressi del cinema Taj, nella sua città di Abadan. Dietro al cinema si riunivano persone considerate ‘diverse’: gli omosessuali appunto. E lo facevano con l’angoscia di essere scoperti, ma anche con una naturalezza che scaturiva dal coraggio e dalla voglia di amare ed essere amati.
Vahid pensò che forse, anche in Iran sarebbe stato facile uscire allo scoperto, anche se, di sesso, non se ne parlava molto in giro, e nemmeno a casa era un argomento da trattare. Ma la madre di Vahid, della condizione del figlio, ne era a conoscenza, seppur non ne avessero mai discusso.
Ed è l’amore incondizionato di una madre disposta a tutto per salvare la vita del proprio figlio, che ha spinto quella donna a chiamare Vahid al telefono, dicendogli che in casa era venuta la polizia, che avevano scoperto la sua omosessualità, che lo stavano cercando. “Scappa”, gli disse, “Scappa figlio mio”. Da lì, l’inizio dell’odissea che ha fatto conoscere a Vahid la Turchia, il mare italiano, Roma.
In Italia ha conosciuto Patrick Van Leuven, giovane belga, con il quale ora stava pensando di lasciare l’Italia per sposarsi nel più liberale Belgio. I due si stavano recando a Gand, quando a Lione, Vahid è stato fermato dalla polizia e quindi arrestato. È stato condotto al Centro di Detenzione dell’Aeroporto di Saint Exupery, sotto gli occhi increduli del fidanzato.
Subito la Fondazione Luciano Massimo Consoli ha lanciato un appello attraverso le parole del presidente Claudio Mori, che poco fa ha comunicato la storia di Vahid: “Dal matrimonio programmato a giorni all’arresto per clandestinità in Francia con annessi il rischio di un rimpatrio forzato in Iran con tutte le tragiche e abituali conseguenze del caso. Intervenga il Parlamento Europeo e il Governo Italiano. La nostra Associazione chiede all'unico eurodeputato italiano dichiaratamente gay, Rosario Crocetta, eletto nel Partito Democratico, e al sottosegretario agli Esteri del Governo Berlusconi, onorevole Stefania Craxi, da sempre sensibile alla tematica dei diritti civili, di intervenire per impedire che una storia d'amore si trasformi in una sentenza di morte”.
Il Giudice del Tribunale Amministrativo Mme. Peuvrel ha stabilito che la clandestinità di Motlagh debba essere punita con il rimpatrio in Iran. Il ragazzo non potrà poi raggiungere il Belgio, città del suo compagno, né tornare in Italia poiché il Giudice lo obbliga, prima dell'espulsione, a non entrare in un altro Paese della Ue.
Ora Patrick Van Leuven si trova a Roma per cercare di impedire il rimpatrio di Vahid, in un Paese che punisce con la morte l’omosessualità; chiederà l’aiuto di Marie Philippe Castell de L'inter LGBT a Parigi e il sostegno della Signora Frery Marie Noëlle dell'associazione "La Cimade" avvocato presso la Corte di Lyon.
E Vahid giace nel limbo dell’incertezza della sua definitiva sorte; prima era un gay clandestino in Iran, ora un immigrato clandestino in Europa; domani forse sarà un gay libero, di nuovo in Iran, ma senza dubbio morto.
Cosa sta accadendo in Iran? E cosa sta accadendo all’Europa? E alle Nazioni Unite? Che la realtà superi da sempre la fantasia, non è ormai più una novità, ma spesso ce ne dimentichiamo; ed è in casi come questi che la realtà ritorna preponderante e spavalda, presentando un Ahmadinejad che non solo prima nega la presenza degli omosessuali in Iran, ma che poi ritratta ed ammette che invece, proprio quei gay infedeli, sono i responsabili dell’esistenza del partito di Mousavi, suo antagonista.


James Bruce, VIII conte di Elgin e vicerè dell'India

