venerdì, 26 giugno 2009

Allarme Iran: da Vahid, gay rimpatriato, a Neda, ragazza uccisa a sangue freddo, ecco il paese delle meraviglie di Ahmadinejad

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(23/06/2009)  Vahid Kian Motlagh, clandestino gay che ora rischia di essere rimpatriato in Iran, è solo l’ultima di una lunga lista di storie di violenza e intolleranza che coinvolgono il Paese di Ahmadinejad.
 

AGGIORNAMENTO 25 GIUGNO 2009, ore 17.00

Patrick, il compagno di Vahid ha fatto un appello al Presidente della Repubblica Napolitano, affinché il suo compagno riceva asilo politico in Italia, per evitare che l’estradizione lo porti a morte certa.
ASCOLTA L’APPELLO DI PATRICK SU RADIODEEGAY QUI>> 

Ecco quanto dice:
"Mi chiamo Patrick, sono il compagno di Vahid, il ragazzo gay iraniano che domani (26 giugno) verrà espatriato dalla Francia in Italia (all'Aeroporto di Fiumicino), faccio appello al Presidente della Repubblica Napolitano ed al Ministro degli esteri Frattini di prendere in considerazione una vita umana, quella del mio compagno Vahid, che sarà espulso dalla Francia e portato in Italia, dando diritto d'asilo al mio compagno che è di nazionalità iraniana. In Iran l'omosessualità viene punita con la pena di morte per lapidazione, vi prego di aiutarmi a salvare una vita umana, e di fare un gesto per supportare il suo diritto alla di essere umano di essere felice e vivere con serenità, un diritto riconosciuto dalla maggior parte delle convenzioni internazionali ed in particolare dalla convenzione Europea dei diritti dell'uomo, Grazie per il sostegno".


Nel mentre, il presidente di Arcigay Roma Fabrizio Marrazzo, in merito alla vicenda di Vahid ha dichiarato: "Vahid, il 32enne gay iraniano immigrato clandestino che adesso si trova in Francia, domani sarà rimpatriato in Italia dove rischia l'espulsione verso l'Iran e, una volta tornato nel suo paese, la condanna a morte. Da oggi alla Gay Street di Roma è affisso uno striscione con la scritta 'Vahid Libero' in suo sostegno. Vogliamo sensibilizzare l'opinione pubblica perché il suo caso non venga dimenticato e per fare in modo che presto Vahid possa ritornare a vivere a Roma con il suo compagno Patrick. In queste ore stiamo fornendo il supporto legale alla coppia tramite il nostro avvocato Daniele Stoppello".
Arcigay Roma, grazie al suo presidente, sta cercando in tutti i modi di fornire un sostegno pratico a Vahid, affinché la sua sorte non sia quella già scritta dalle vili leggi iraniane.
“La nostra presenza al Pride nazionale di Genova di sabato 27 giugno, d'intesa con gli organizzatori – dice una nota di Arcigay Roma – sarà occasione per essere vicini a Vahid e a tutto il popolo iraniano che sta lottando per la libertà”.

AGGIORNAMENTO 25 GIUGNO 2009, ore 12.00

Vahid, cittadino gay iraniano scappato dal proprio paese per evitare il carcere e le torture, verrà trasferito dalle carceri francesi in Italia, secondo quanto imposto dalla Convenzione di Dublino del 2007. Ora tocca all'Italia decidere se concedere l'asilo politico come rifugiato a Vahid, o scegliere di rimpatriarlo, destinandolo ad un destino già segnato. Molte forze politiche ed associazioni umanitarie italiane si stanno già coordinando per aiutare Vahid.

LA GAY STREET DI ROMA SI TINGE DI VERDE PER SOSTENERE VAHID, INSIEME AL SUO COMPAGNO

La Gay Street di via di San Giovanni in Laterano a Roma da domani sera alle 22:00 si tinge di verde. A tutti verranno distribuiti 'green ribbon', fiocchi verdi, e verrà affisso un cartello "VAHID LIBERO". Una iniziativa voluta dal compagno  di Vahid  Patrick che domani sera sarà presente ed organizzata da Arcigay Roma, ArciLesbica Roma, Azione Trans, Fondazione Consoli, Certi Diritti, GayNet ed EveryOne, che scelgono di 'tingersi di verde' "perché - affermano - è il colore degli iraniani che stanno lottando per un paese più libero".

Quanta speranza negli occhi di chi, disperato, accetta di compiere forse il viaggio più importante della vita; paga qualche organizzatore senza scrupoli, e mette piede su quelle che sono le barche della salvezza. O della morte. È il triste destino dei clandestini, disposti a tutto, a perdere l’affetto dei familiari in patria, gli amici, la cultura, pur di trovare uno spiraglio di luce, nascosta tra gli scogli della terra straniera.

Quanta speranza negli occhi di chi, disperato, accetta di compiere forse il viaggio più importante della vita; paga qualche organizzatore senza scrupoli, e mette piede su quelle che sono le barche della salvezza. O della morte. È il triste destino dei clandestini, disposti a tutto, a perdere l’affetto dei familiari in patria, gli amici, la cultura, pur di trovare uno spiraglio di luce, nascosta tra gli scogli della terra straniera.

Vahid racconta di essere diventato a pieno consapevole della sua omosessualità quando aveva 23 anni, un giorno, nei pressi del cinema Taj, nella sua città di Abadan. Dietro al cinema si riunivano persone considerate ‘diverse’: gli omosessuali appunto. E lo facevano con l’angoscia di essere scoperti, ma anche con una naturalezza che scaturiva dal coraggio e dalla voglia di amare ed essere amati.

Vahid pensò che forse, anche in Iran sarebbe stato facile uscire allo scoperto, anche se, di sesso, non se ne parlava molto in giro, e nemmeno a casa era un argomento da trattare. Ma la madre di Vahid, della condizione del figlio, ne era a conoscenza, seppur non ne avessero mai discusso.

Ed è l’amore incondizionato di una madre disposta a tutto per salvare la vita del proprio figlio, che ha spinto quella donna a chiamare Vahid al telefono, dicendogli che in casa era venuta la polizia, che avevano scoperto la sua omosessualità, che lo stavano cercando. “Scappa”, gli disse, “Scappa figlio mio”.  Da lì, l’inizio dell’odissea che ha fatto conoscere a Vahid la Turchia, il mare italiano, Roma.
In Italia ha conosciuto Patrick Van Leuven, giovane belga, con il quale ora stava pensando di lasciare l’Italia per sposarsi nel più liberale Belgio. I due si stavano recando a Gand, quando a Lione, Vahid è stato fermato dalla polizia e quindi arrestato. È stato condotto al Centro di Detenzione dell’Aeroporto di Saint Exupery, sotto gli occhi increduli del fidanzato.

Subito la Fondazione Luciano Massimo Consoli ha lanciato un appello attraverso le parole del presidente Claudio Mori, che poco fa ha comunicato la storia di Vahid: “Dal matrimonio programmato a giorni all’arresto per clandestinità in Francia con annessi il rischio di un rimpatrio forzato in Iran con tutte le tragiche e abituali conseguenze del caso. Intervenga il Parlamento Europeo e il Governo Italiano. La nostra Associazione chiede all'unico eurodeputato italiano dichiaratamente gay, Rosario Crocetta, eletto nel Partito Democratico, e al sottosegretario agli Esteri del Governo Berlusconi, onorevole Stefania Craxi, da sempre sensibile alla tematica dei diritti civili, di intervenire per impedire che una storia d'amore si trasformi in una sentenza di morte”.

Il Giudice del Tribunale Amministrativo Mme. Peuvrel ha stabilito che la clandestinità di Motlagh debba essere punita con il rimpatrio in Iran. Il ragazzo non potrà poi raggiungere il Belgio, città del suo compagno, né tornare in Italia poiché il Giudice lo obbliga, prima dell'espulsione, a non entrare in un altro Paese della Ue.

Ora Patrick Van Leuven si trova a Roma per cercare di impedire il rimpatrio di Vahid, in un Paese che punisce con la morte l’omosessualità; chiederà l’aiuto di Marie Philippe Castell de L'inter LGBT a Parigi e il sostegno della Signora Frery Marie Noëlle dell'associazione "La Cimade" avvocato presso la Corte di Lyon.
E Vahid giace nel limbo dell’incertezza della sua definitiva sorte; prima era un gay clandestino in Iran, ora un immigrato clandestino in Europa; domani forse sarà un gay libero, di nuovo in Iran, ma senza dubbio morto.

Cosa sta accadendo in Iran? E cosa sta accadendo all’Europa? E alle Nazioni Unite? Che la realtà superi da sempre la fantasia, non è ormai più una novità,  ma spesso ce ne dimentichiamo; ed è in casi come questi che la realtà ritorna preponderante e spavalda, presentando un Ahmadinejad che non solo prima nega la presenza degli omosessuali in Iran, ma che poi ritratta ed ammette che invece, proprio quei gay infedeli, sono i responsabili dell’esistenza del partito di Mousavi, suo antagonista.

 

postato da: Politropia alle ore giugno 26, 2009 07:01 | Permalink | commenti
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lunedì, 15 giugno 2009

Violento atto omofobo squadrista a Verona

Ieri notte intorno alle ore 1.30, in un luogo molto
frequentato di incontro gay di Verona, è avvenuto un vero
e proprio atto di violenza omofoba squadrista.

Un gruppo di ragazzi, una decina circa, si è
materializzato e con uova e altri oggetti, fra cui sassi, ha
preso di mira le persone e le auto che circolavano.
A un ragazzo è stato sfondato il lunotto della macchina,
altri bersagliati con uova, coinvolto anche un motociclista.
Per un miracolo non ci sono stati feriti o peggio ancora
(almeno così ci risulta).
All'arrivo della polizia e dei militari tutto era tornato
tranquillo.

Siamo molto preoccupati dal pesante clima di omofobia
crescente, e che è spesso legittimato da chi oggi ci
amministra.

La chiusura, da parte dell'amministrazione Tosi, della
centralissima zona storica di incontro gay, nota in
tutt'Italia come "Il Coni" in via Basso Acquar ha spinto
molti gay (soprattutto quelli che non vanno nei locali) alla
frequentazione di posti più periferici e isolati, dove è
più facile compiere atti di violenza.

Le organizzazioni LGBT Veronesi si stanno attivando in
queste ore per raccogliere più informazioni possibili e
(speriamo) denunce circostanziate su quanto accaduto ieri
notte in zona ALPO.

Per questo oltre ai numeri di telefono del comitato è
attiva da tempo una e-mail dove è possibile contattarci e
segnalare episodi: stopomofobia@arcigayverona.org

ARCIGAY PIANETA URANO VERONA

postato da: Politropia alle ore giugno 15, 2009 20:50 | Permalink | commenti
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venerdì, 17 ottobre 2008

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Ecco il link del sito dal quale si può scaricare il PDF-Documento di HRW

di cui si tratta nell'articolo seguente:

http://www.hrw.org/en/reports/2008/12/17/alien-legacy-0

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Guerra aperta al reato di sodomia
«È eredità dell'Impero britannico»
Human Rights Watch: «Molti Paesi che puniscono i gay , lo fanno perché si aggrappano alla morale vittoriana»

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Interessante articolo di Guido Santevecchi sul retaggio britannico del reato di sodomia

presente in molte ex-colonie di Sua Maestà

LONDRA — Sono stati scritti centinaia di libri e saggi storici sull’Impero Britannico e la sua eredità: dalla lingua inglese che accomuna le ex colonie in tutti i continenti, ai semi della democrazia parlamentare, alla ferrovia. Ma c’è un altro aspetto: i governatori di Sua Maestà a suo tempo hanno lasciato alle colonie una legge che punisce «carnal intercourse against the order of nature with any man, woman or animal». Tradotto senza parafrasi, in una sola parola: la sodomia. Significa che i rapporti sessuali «contro natura», anche se consensuali e tra persone adulte, sono ancora reato in grandi Paesi che una volta erano gemme della corona imperiale, dall’India al Pakistan al Bangladesh, dall’Uganda alla Nigeria allo Zimbabwe, fino a Tonga e Papua Nuova Guinea.

   Ora Human Rights Watch, organizzazione che si batte per la difesa dei diritti umani, ha pubblicato un rapporto di 66 pagine dal titolo eloquente: «This Alien Legacy: The Origins of Sodomy Laws in British Colonialism». Il gruppo che ha il quartier generale a New York ha raccolto una coalizione di una sessantina di Paesi che hanno appena presentato all’Onu una dichiarazione che invoca protezione anche per il diritto all’orientamento sessuale e all’identità di genere. La sfida legale è in pieno corso in India, dove l’Alta Corte sta decidendo su un’istanza di depenalizzazione del reato.

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MORALE VITTORIANA E LEGGI COLONIALI - Nel codice di New Delhi si tratta della Sezione 377, che prevede fino a dieci anni di carcere per l’omosessualità. Il ministero dell’Interno indiano l’ha difesa con questa motivazione: «... la legge non è separata dalla società, riflette solo la percezione sociale. Quando la Sezione 377 è stata introdotta rispondeva ai valori e ai costumi dell’India. Oggettivamente nella società indiana non c’è la stessa tolleranza che si riscontra in Gran Bretagna e negli Stati Uniti». Ma gli esperti di Human Rights Watch hanno trovato proprio nella storia del British Raj, l’impero delle Indie, una smentita alla teoria. «È un’amnesia storica, metà dei Paesi che puniscono i comportamenti omosessuali lo fanno perché si aggrappano alla morale vittoriana e alle leggi coloniali», dice Scott Long, direttore del programma sui diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transgender.

 

sl3James Bruce, VIII conte di Elgin e vicerè dell'India


LA STORIA - La legge sulla sodomia fu introdotta nel 1860 da James Bruce, ottavo conte di Elgin e vicerè dell’India. Il nobiluomo (figlio del settimo conte che portò a Londra i marmi del Partenone) era preoccupato per funzionari e soldati imperiali, temeva che si facessero «corrompere dai vizi speciali dell’Oriente» e che potessero «soccombere alle tentazioni di Sodoma e Gomorra». All’inizio per reati simili la pena poteva arrivare fino al carcere a vita. La legge era dura anche sul territorio della madrepatria: Oscar Wilde dovette subire un processo infamante; il professor Alan Turing, che durante la Seconda Guerra mondiale violò con il suo cervello elettronico Bomba i codici segreti Enigma dei nazisti, era gay. Nel 1952 fu arrestato per omosessualità e processato: per "curarlo" lo sottoposero a "cure ormonali" che portarono alla castrazione chimica. Turing morì suicida. In Inghilterra e Galles la sodomia come delitto fu abolita solo nel 1967. Il reato è stato mantenuto nel nuovo codice dell’India indipendente e quindi, spiega il rapporto di Human Rights Watch, si tratta non di morale indiana, ma di ipocrisia vittoriana. Oltretutto l’accusa di "sodomia" tra persone consenzienti viene usata anche per motivi politici: in Malaysia è stato

 

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Il MATRIMONIO GAY E' LEGALE NEL CONNECTICUT

La decisione del Connecticut, che ha visto opinioni fortemente contrarie da parte di tre giudici, ha anche aperto un po' di più la porta alla prospettiva di matrimonio per le coppie gay di New York, dove le leggi dello Stato non prevedono né il  matrimonio, né le unioni civili per le coppie delo stesso sesso - anche se, di recente, il governatore David A. Paterson ha emesso un ordine esecutivo che fa obbligo alle agenzie governative di riconoscere i matrimoni dello stesso sesso, celebrati in altri Stati.

L'opinione della Corte è stata salutata, in Connecticut, dal giubilo delle coppie gy e dei loro sostenitori, come il compimento di anni di speranze e di sogni. Abbracci, baci e sorrisi hanno accolto le otto coppie dello stesso sesso mentre entravano nella sala da ballo dell'Hartford Hilton, il posto nel quale, quattro anni fa, avevano compilato una richiesta legale per ottenere le licenze per il matrimonio.

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Una di queste coppie - Joanne Mock, 53 anni, e la sua partner, Elizabeth Kerrigan, 52 - sta con i loro due figli gemelli, mentre piangono lacrime di gioia e di gratitudine. Un altro autore della richiesta di quattro anni fa, Garret Stack introduce il suo partner, John Anderson e dice: "Per 28 anni siamo stati insieme. Ora finalmente possiamo registrasi allo Home Depot e prepararci per il nostro matrimonio."

Gruppi religiosi e conservatori hanno definito la sentenza oltraggiosa ma non inaspettata e hanno parlato di future azioni per promuovere un divieto costituzionale al matrimonio gay. Peter Wolfgang, direttor del Family Institute of Connecticut ha deplorato  i "maestri in toga" e i "re-filosofi" della Corte. "Tutto questo attiene al diritto di governare noi stessi" - ha detto. "E' un affare più ampio del matrimonio gay".

Ma lo stato, principale ricorrente contro la richiesta delle coppie gay del 2004, pare essersi rassegnato alla decisione della Corte.

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Il Governatore M. Jodi Rell ha detto che non è d'accordo con la decisione, ma che la sosterrà. "La Suprema Corte ha parlato" - ha detto. "Non credo che quello che ha detto rifletta la maggioranza della gente del Connecticut. Comunque, sono convinta che di tentativi di rovesciare questa decisione, sia legislativamente che emendndo la Costituzione dello Stato, non andranno incontro al successo."

L'Attorney General Richard Blumenthal ha detto che il suo ufficio sta esaminando la decisione per determinare se alcune leggi e procedure debbano essere riviste - gli ufficiali pubblici dovranno dare le licenze di matrimonio alle coppie gay, senza fare questioni, ad esempio.

Il caso del Connecticut è stato sorvegliato anche a distanza da Hartford. Il Vermont, il New Hampshire e il New Jersey hanno tutti degli statuti che riconoscono le unioni civili; mentre il Maine, lo Stato di Washington, l'Oregon e le Hawaii hanno leggi sul paternariato domestico che riconoscono alle coppie dello stesso sesso molti dei diritti riconosciuti alle coppie che hanno sottoscritto un'unione civile. I sostnitori delle coppie dello stesso sesso hanno, ormai da lungo tempo, argomentato che le unioni civili ed il partenariato domestico negano a queste coppie i vantaggi finanziari, sociali ed emotivi che il matrionio garantisce.

Gli avanzamenti legali verso il matrimonio gay, verso le unioni civili e verso le partnership, derivano tutte da provvedimenti del legislatore e da decisioni delle Corti in seguito a ricorsi legali. Il prossimo mese in California, saranno gli elettori che dovranno esprimersi sulla possibilità o meno che la Costituzione dello Stato possa pemettere i matrimoni gay.

L'iter che si è avuto nel Conncticut ha avuto inizio nel 2004, dopoché la città di Madison aveva negato le licenze di matrimonio ad otto coppie dello stesso sesso. Riflettendo l'ampio interesse e il clima di scontro aperto, una lunga lista di organizzazioni locali, nazionali ed internazionali avevano sottoscritto appelli alla Corte Suprema di segno opposto. I richiedenti affermavano che la negazione delle licenze di matrimonio li privava dell'uguale protezione da parte della legge.

Mentre il caso legale era ancora pendente, il legislatore adottò nel 2005 una legge che stabiliva il diritto per i partner dello stesso sesso di accedere alle unioni civili, che conferivano i benefici e i diritti e doveri del matrimonio. Ma - su insistenza esplicita del governatore - quella stessa legge definiva il matrimonio come l'unione di un uomo con una donna.

Le argomentazioni presentate alla corte si imperniavano sul punto se il matrimonio e l'unione civile conferissero effettivamente uguali diritti. Ma anche su come le coppie dello stesso sesso sarebbero state effettivamente trattate: la Corte li aveva definiti come una "classe sospetta" o anche una "classe quasi sospetta" per dire che si trttava - alla stregua dei neri e delle donne - di un gruppo che aveva fatto l'esperienza di una storia di discriminazioni ed aveva dunque il diritto ad un maggiore protezione dello Stato, nella promulgazione delle leggi.

Tra i criteri di inclusione in questa "suspect class" - aveva deciso la Corte - comparivano i seguenti: se i gay fossero in grado di "controllare" il loro orientamento sessuale, se fossero "politicamente ininfluenti" e se il fatto di essere gay avesse nocumento sulla possibilità di queste persone di contribuire alla società.

Un giudice di una corte ordinaria - Patty Jenkins Pittman, della Superior Court di New Haven - stava dalla parte dello Stato, negando che i gay e le lesbiche avessero diritto ad una particolare considerazione da parte dello Stato e del legislatore, in quanto appartenenti ad una suspect class, e concludendo che le differenze tra le unioni civili e il matrimonio non erano altro che un fatto di definizione. Ma la Corte Suprema dello Stato del Connecticut ha rovesciato la decisione della Corte Ordinaria.

"Nonostante il matrimonio e le unioni civili - per quanto è previsto dalla nostra legge - prevedano gli stessi diritti, essi rimangono assolutamente distinti" - ha scritto il giudice Palmer per la maggioranza dei giurati della Suprema Corte: vale a dire i giudici Flemming L. Norcott Jr., Joette Katz e Lubbie Harper. "La prima è un'istituzione di significato trascendente dal punto di vista storico, culturale e sociale, mentre la seconda non lo è."

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La Corte si è detta consapevole del fatto che molta gente ha delle convinzioni profonde di carattere religioso, morale ed etico sul matrimonio e sull'omosessualità e sul fatto che molti altri credono che i gay debbano essere trattati in modo uguale agli eterosessuali. Ma ha anche detto che questi punti di vista non attenevano alle questioni che erano state sottoposte alla Corte.

"Non vi è dubbio che le unioni civili godano di uno status inferiore al matrimonio, nelle nostre società. Alla fine, il messaggio della legge sulle unioni civili è che le quello che hanno le coppie dello stesso sesso non è né così importante, né così significativo, come il matrimonio."

Con un'opinione dissenziente, il giudice David M. Bordon ha affermato che non vi è alcuna prova conclusiva sul fatto che le unioni civili siano inferiori al matrimonio, ed ha argomentato che il popolo gay ha un potere politico "unico e straordinario" che non dovrebbe far concedere loro delle protezioni costituzionali speciali.

Il giudice Peter T. Zarella, in dissenso anch'egli, haargometato che la legge statale sul matrimonio riguarda anche la procreazione, che non rientra invece nella specificità delle relazioni omosessuali. "La vecchia definizione di matrimonio come unione di un uomo con una donna si fonda sulla biologia e non sul bigottismo" - ha scritto.

Circa 1800 coppie hannop contratto un'unione civile in Connecticut, da quando è stata adottata la relativa legge, tre anni fa - benché la domada sia scemata a quanto dicono i sostenitori delle coppie gay. Citano lamentele che affermano che le coppie gay non si sentono nè veramente sposate, né veramente single, inoltre si trovano dinnanzi a procedure amministrative che travisano il loro status e domande negli aeroporti sui veri legami tra loro e i loro fgli.

Ma il matrimonio diventerà presto una possibilità reale per coppie omosessuali come quella di Janet Peck, 55 anni, e Carol Conklin, 53, di West Hartford, che sono partner da 33 anni. "Sto guardando in avanti, al giorno nel quale potrò prendere la mano di questa donna, potrò guardarla profondamente nei suoi occhi e potrò dirle tutto il mio profondo amore, impegno e sostegno,nel nostro matrimonio" - ha detto Ms. Peck.

                                                             [New York Times, 10 Ottobre 2008]

 

 incriminato Anwar Ibrahim, ex viceprimo ministro e ora capo dell’opposizione; nello Zimbabwe il dittatore Robert Mugabe parla di gay e lesbiche come di "non africani, gente peggiore di maiali e cani".
postato da: Politropia alle ore ottobre 17, 2008 17:36 | Permalink | commenti
categoria:gay , connecticut, matrimonio gay
sabato, 30 agosto 2008

29 agosto 2008

Arcigay: basta con gli stupri in carcere!

Denunciata in Calabria una violenza sessuale ai danni di un detenuto gay sieropositivo

La vicenda denunciata oggi dal movimento Diritti Civili secondo la quale in Calabria una persona gay detenuta sarebbe stata stuprata in carcere nel mese di giugno e subito dopo posta agli arresti domiciliari ripropone in modo clamoroso ciò che si sa da sempre: nelle carceri italiane è usuale la violenza sessuale tra uomini.

Il vero problema è che moltissimi giovani gay o eterosessuali maschi vengono giornalmente violentati da singoli o gruppi di detenuti anche a causa del fatto che in questo paese non è possibile discutere civilmente della sessualità delle persone detenute.

Già molti anni fa, Arcigay chiese all’amministrazione carceraria e al Ministero di Grazia e Giustizia di diffondere nelle carceri il preservativo, purtroppo per motivazioni legate alla sicurezza, che riteniamo ridicole, questa distribuzione non è mai avvenuta.

Se verrà confermato il fatto che il ragazzo violentato è inoltre sieropositivo, ci chiediamo come i governi che si sono alternati negli ultimi anni, sia di destra che di sinistra, non abbiano mai pensato al fatto che non esistono politiche di prevenzione dalle malattie a trasmissione sessuale nelle carceri e se almeno questo caso provocherà a qualcuno un rimorso di coscienza.

Chiediamo inoltre a questo governo e all’opposizione quali siano le misure di sicurezza che vorranno mettere in campo sia dal punto di vista sanitario che di convivenza all’interno delle carceri.

Aurelio Mancuso

Presidente nazionale Arcigay
postato da: Politropia alle ore agosto 30, 2008 11:14 | Permalink | commenti
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domenica, 27 luglio 2008

a venezia

Compagno muore in un incidente,
gay risarcito dall'assicurazione

I due stavano insieme da quarant'anni. La loro unione, avvenuta in Francia, è stata riconosciuta anche in Italia

VENEZIA - Il compagno gay muore in un incidente, l'assicurazione gli risarcisce il danno come prossimo congiunto. Succede per la prima volta a Venezia, secondo quanto racconta Il Gazzettino.

UNIONE VALIDA - I due stavano insieme da 40 anni e si erano «sposati» a Parigi usufruendo del «patto civile di solidarietà» previsto dalla legge francese 99-944 (una norma che disciplina le unione diverse dal matrimonio, e dunque anche quella tra omosessuali) quando l'uomo - un ottantenne francese residente da molto tempo a Venezia - è scomparso in un incidente stradale avvenuto nell'isola del Lido.

COME UNA FAMIGLIA TRADIZIONALE - Le Assicurazioni Generali, risarcendo l'uomo come prossimo congiunto del deceduto - avrebbero riconosciuto in Italia, con una transazione, la validità della coppia come una famiglia tradizionale, e dunque il diritto dei gay ad essere trattati anche in termini assicurativi proprio come gli etero.

postato da: Politropia alle ore luglio 27, 2008 12:03 | Permalink | commenti
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